Adotta un robot

Massimo Sirelli al Marca di Cz

Massimo Sirelli, poliedrico artista italiano, presenta la sua raccolta di Robot da adottare, al MARCA di Catanzaro fino al 30 agosto 2018. Per l’occasione Antonello Migliaccio lo ha intervistato sulla sua ricerca e sul significato delle sue operazioni artistiche.

Il tuo percorso artistico nasce, per così dire, “dalle strade” e dalle contaminazioni urbane della Street Art e dei graffiti. Che impatto ha sulla tua ricerca visiva il mondo metropolitano con le sue infinite declinazioni urbane?

Io amo immergermi in ciò che mi circonda. Osservo, guardo, ascolto rumori e sento gli odori. Tutte queste sensazioni si sovrappongono in esperienze sinestetiche. Poi dopo tempo nascono opere che trovano ispirazione in ciò che vivo. Sono da poco rientrato da un viaggio di lavoro a Lisbona e sono certo che presto nasceranno opere che sapranno di porto, sardine e pastel de nata!

“Adotta un Robot” parte da un’analisi deteriore del consumismo e della produzione industriale, per sfociare, attraverso la metafora dell’adozione, in una “rinascita” artistica di ciò che viene abbandonato, attraverso un’operazione a metà tra il ready-made di Duchamp e il recycling. Potresti spiegarci brevemente in cosa consiste invece l’upcycling?

La mia è una personale visione dell’Upcycling. Spesso gli artisti più nobili di questa corrente cercano una nuova destinazione d’uso alle loro creazioni che nascono con materiale di recupero. Io invece in ciò che creo non cerco una funzione, la funzione la si ritrova nel senso estetico. Nel recupero di ricordi e di storie che rivivono negli oggetti che assemblo. Per me creare è un atto d’amore, la maniera più delicata di eternare ricordi e persone.

I numerosi workshops che organizzi con il mondo infantile e adolescenziale testimoniano la necessità di una più intima connessione con il processo creativo di un’opera artistica. Ritieni che possa essere utile un’attività simile, nel fornire gli adatti stimoli ad una generazione che sembra “ovattata” dal mondo digitale?

Io ho riscoperto il gioco in età adulta. Quando creo questi robot, mi abbandono al gioco e mi diverto tantissimo. Dalle mie esperienze nei workshops che ho tenuto in tutta Italia, ho capito che i bimbi non giocano abbastanza sporcandosi le mani, liberando la propria fantasia nel nulla più assoluto. Il gioco oggi è sempre un gioco “precotto” , invece in quello che io amo definire il “Metodo Sirelli”, le regole non esistono. La fantasia è l’unica regola che va seguita. Questo mio personale approccio per l’empatia e la creazione di un giocattolo artistico regala sorrisi e occhi felici. La più grande soddisfazione è ricevere, anche dopo molto tempo da un evento, messaggi di genitori che continuano il gioco a casa seguendo le mie istruzioni e questo è meraviglioso!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *