La free press

Nostalgia di un’informazione libera

di Luca Marino

Erano i meravigliosi anni ’80. Roma, stazione Termini ore 7:00 del mattino.
La città piano piano si desta in una luce tenue, e mentre le auto sfrecciano veloci lungo le strade trafficate, tra una sinfonia stonata di clacson e folle di ritardatari che si accalcano sotto le pensiline in attesa dell’autobus, noto alcuni strani movimenti. Mescolati a vetture, asfalto e persone, distinguevo, sparsi qua e là lungo i marciapiedi cittadini, uomini avvolti in casacche dalle tinte sgargianti, puntini luminosi di colore giallo fosforescente: erano i nuovi alfieri dell’informazione, i coloratissimi strilloni del terzo millennio.

Avevano scritto sul petto: “Leggo”. Si muovevano con grossi pacchi di carta: individuavano il passante e con abile mossa gli affibbiavano l’ultimo numero del giornale. Così hanno fatto anche con me e fu subito amore! Amore per un editoria diversa. Appostati nei luoghi strategici della città: lungo le strade più trafficate, sotto i semafori, agli angoli delle vie più battute. E’ così che la nuova informazione a costo zero correva ogni giorno lungo le strade della città eterna: si chiamava free press, un fenomeno appena esploso in Italia che a breve avrebbe sconvolto il panorama dell’editoria nazionale.

Oggi la free press ha vinto la scommessa invadendo il mercato, conquistando dignità e importanza tra i media. Una formula vincente costituita dal formato estremamente maneggevole, dalla rapida fruibilità, dalla diversificazione per contenuti e linguaggi rispetto alla stampa tradizionale. La free press si rivolge ad un target nuovo, differente, e cioè a quelle fasce di pubblico tradizionalmente lontane dal classico tabloid da edicola, ai non-lettori finora sottovalutati e trascurati.

A Catanzaro, a distanza di tanti anni, faceva timidamente capolino “Pole Position”, al quale seguirà “Vip”, “U Vanderi”, “Il Mercatone” , “La domenica Giallorossa”, “Kalabrians” e tante altre fino ai giorni nostri.

Personalmente, ritengo che l’informazione deve essere libera ed appannaggio di tutti. L’adrenalina che scorre nelle vene quando a fine mese non sai se riesci a chiudere l’impaginato perché magari manca l’ultimo spazio sponsor o l’articolo, l’attesa fatta di scongiuri nella speranza che lo stampatore rispetti fedelmente i colori ed il taglio, la gioia del ritorno con montagne di copie in macchina ed un odore acre d’inchiostro che rimane per giorni… Non ha prezzo. Personalmente, la mia editoria sarà sempre libera e gratuita per i fruitori. Perché l’obiettivo della free press è quello di raggiungere il lettore o invitare i non-lettori a diventarvi, proprio come la “montagna che va a Maometto”. Se un giorno, Tag Magazine dovesse diventare talmente richiesto da conquistare un posto nello scaffale delle edicole insieme ad altre testate complementari a pagamento… Beh, vorrà dire che donerò la mia esperienza ad una nuova testata sconosciuta ma libera, indipendente e soprattutto free.

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