Nightclub e Prostituzione ai tempi dei Social Network.

Intervista a Charlie Barnao

Il mondo dei social networks ha sempre incuriosito ed insospettito psicologi, sociologi, studiosi della comunicazione d’ogni genere che si sono da sempre posti l’effettiva valenza comunicativa o sociologica.

Il famoso sociologo polacco Zigmunt Bauman afferma: “I social permettono di creare qualcosa che non esiste nella nostra vita. Ci permette di emergere mostrandoci. Mark Zuckemberg ha creato Facebook basandosi su due fondamentali bisogni della società contemporanea: Il desiderio di mostrarsi e mostrandosi di diventare qualcuno e la necessità di ritrovare una sensazione di appartenenza”.

A tal proposito abbiamo voluto sentire le opinioni in merito ai social del dott. Charlie Barnao docente di sociologia presso il corso di Sociologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Luca Marino lo ha intervistato.

Social Network, socialmente utili o inutili?

In tempi di globalizzazione, le “crisi d’identità” sono sempre più frequenti. Si ha sempre più paura del giudizio degli altri, temiamo il rifiuto ed abbiamo paura dell’esclusione, dell’emarginazione dalla società civile, dalle relazioni con gli altri. Naturalmente non si può parlare di utilità o inutilità. E’ semplicemente un’evoluzione della tecnologia, d’altronde come lo è stato l’avvento della televisione negli anni 50/60 e che piano piano troverà il suo equilibrio.

Non credo che i social portino all’emarginazione, anzi il contrario, perché comunque anche la comunicazione virtuale attraverso Facebook (il social più famoso) è spesso accompagnata  dall’incontro fisico. Si tratta di uno strumento di interazione sociale molto potente: tutto dipende da come lo si utilizza.

Un suo recente studio si è occupato di prostituzione sommersa o invisibile. Come si è evoluto il mercato del sesso con l’avvento dei social network?

La sua evoluzione riprende il concetto espresso sopra, ovvero la paura del giudizio e la conseguente voglia di agire, in prima battuta, nell’anonimato. Quindi diventiamo merci in vetrina, oggetti da mettere in mostra nel miglior modo possibile. In altre parole ci vendiamo sul web utilizzando dinamiche relazionali già presenti nelle relazioni offline. Pertanto molti luoghi, molte fantasie e molte dinamiche relazionali sono state traslate sul web.

Ci faccia qualche esempio. 

Basti pensare alle dark room, luoghi in cui – nelle relazioni offline – ci si incontra al buio per fare sesso nell’anonimato. La dark room può essere associata a famose e moderne chat line di incontri dove nessuno conosce la vera identità dell’altro. Altro esempio sono alcuni “oggetti culturali”, i gloryhole, sempre più noti nelle interazioni sessuali offline. I gloryhole – dei fori sulle pareti da cui si può spiare l’altro o, talvolta, nei quali si può inserire il pene per rapporti sessuali con chi è dall’altra parte della parete – sul web trovano corrispondenza, ad esempio, in alcuni siti in cui è possibile spiare l’altro o gli altri durante un rapporto sessuale attraverso una webcam. Talvolta la pagina web da cui si spia è sagomata come un gloryhole per simulare e stimolare meglio la fantasia dell’utente. 

A quanto ci pare di capire, oggi più che mai, sono in aumento tutte le prestazioni sessuali e gli incontri erotici, che si svolgono nella maniera più anonima possibile. Perché?

Le persone che ricercano queste prestazioni, chiedono prima di tutto il minimo coinvolgimento affettivo. L’impersonalità dell’atto sessuale riduce la paura per il giudizio dell’altro. Minore è il coinvolgimento affettivo, minore la paura di essere giudicati.

Nel suo studio si è occupato anche dei “Gigolò”.

Si certo. Posso affermare che la figura del gigolò (accompagnatore di donne in cambio di somme di denaro) è rarissima. I clienti (di prostitute e prostituti) sono, in Italia, quasi esclusivamente maschi. Pertanto i “famigerati” gigolò, le cui storie di tanto in tanto emergono dalle cronache giornalistiche, “accompagnano” quasi esclusivamente uomini e non donne.

Il mondo della comunicazione globale è in continua evoluzione, ma dal punto di vista sociologico, pare di capire che i social network sono destinati a trovare un loro equilibrio e che il fine ultimo è sempre quello dell’incontro fisico dopo quello virtuale. La sua utilità o inutilità, come al solito, dipende dall’uso che ne farà.

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